Tel Aviv mare Jaffa

Tel Aviv, oltre la mia diffidenza

Quando mi hanno detto che per lavoro sarei dovuta volare a Tel Aviv da sola non ero proprio al settimo cielo. Lo ammetto, i fatti di cronaca che troppo spesso riguardano quelle zone del mondo mi rendevano inquieta e diffidente. Ma al lavoro non si comanda e allora ho preparato il mio piccolo bagaglio, si trattava solo di due notti, e ho vinto ogni “timore” in virtù non solo dell’obbiettivo finale, una mostra da allestire, ma anche della mia sete di conoscenza di nuovi posti.

IL VOLO

Partiamo subito con le dolenti note. Il mio volo, in partenza da Pisa, prevedeva uno scalo a Roma Fiumicino con tanto di cambio compagnia: da Alitalia a El Al. Niente da dire sul viaggio, tutto molto ben organizzato e curato ma i controlli ai quali vengono sottoposti (non credo che in questi ultimi tre anni siano state modificate le procedure) sono assolutamente fuori dal normale. Arrivata al gate, che in questo caso è recitanti da vetri, sono stata fatta accomodare all’interno di questo piccolo ufficio dove sono stata sommersa di domande. Da quelle dedicate alla mia valigia ed al mio bagaglio a mano: “chi ha fatto la sua valigia?”, “ha sempre avuto sott’occhio il suo bagaglio?”, “ci possono essere state manomissioni?” a quelle personali: “perché va a Tel Aviv?”, “chi è il suo referente a Tel Aviv?” (con tanto di richiesta di visione mail sul cellulare, santo smartphone) ecc… Insomma un interrogatorio che è stato motivato con la frase “sa qualcuno potrebbe voler portare a bordo una bomba dobbiamo tutelarci”. Ma le domande non sono state le uniche protagoniste dei controlli. Chi aveva un bagaglio a mano “imponente”, nel mio caso un pc touchscreen, veniva scortato da agenti della Polizia e steward della compagnia all’interno di una stanza a bordo pista dove le borse venivano aperte e fatte passare sotto al meta detector. Lì ho trovato la mia valigia, che evidentemente era stata bloccata in attesa del controllo del bagaglio a mano. Consiglio: se proprio dovete volare con El Al fate attenzione ad ogni minima cosa mettiate nelle vostre borse. Ovviamente le stesse domande vi saranno rifatte anche al ritorno.

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L’ARRIVO

Parlarvi del mio arrivo a Tel Aviv è complicato perché non ero stata io ad organizzare il viaggio ma l’azienda che ci aveva commissionato la mostra. Pertanto ho goduto del trattamento VIP, con hostess che mi ha aspettato fuori dal portellone dell’aereo, si è accollata i miei bagagli e mi ha portato al controllo dei passaporti facendomi saltare la fila. A molti di voi questo non capiterà quindi sarete costretti a fare come me quando viaggio per svago… code ovunque. Questione passaporto: so che nel 2016 pensare a queste cose sembra ancora assurdo, ma purtroppo alcuni timbri sul vostro documento potrebbero crearvi problemi per i vostri viaggi successivi. Uno di questi “timbri incriminati” è proprio quello di Israele che vi potrebbe far fermare all’ingresso di paesi dichiaratamente musulmani e sareste quindi costretti a farvi fare un duplicato. Chiedete pertanto che il timbro non venga fatto sul passaporto ma su un foglietto che vi sarà consegnato a parte. Chiedetelo a gran voce perché a me lo hanno fatto ugualmente sul documento.

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IN CITTA’

All’uscita dall’aeroporto troverete tutti i mezzi a disposizione per raggiungere il vostro hotel. Io, come detto, ero un privilegiata e quindi avevo un taxi pronto ad aspettarmi che sapeva già dove portarmi. Il mio albergo era di gran lusso (se lo avessi scelto e pagato io non sarebbe stato così, ma l’azienda che mi ospitava mi ha “coccolata”) vicino alla grandissima e meravigliosa spiaggia di Tel Aviv. Arrivata nel primo pomeriggio avevo il resto della giornata per me, avrei svolto il mio lavoro solo il giorno successivo. Ho pertanto chiesto alla recepito se fosse stato possibile arrivare a piedi a Jaffa, la parte antica della città. Mi hanno detto che non era vicinissima ma la camminata era fattibile… e allora gambe in spalla e sono partita. Mai scelta fu più azzeccata.

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Ho fatto tutto il lungo mare, con il sole che man mano scendeva per poi tuffarsi nelle acque del Mediterraneo. Uno spettacolo della natura tanto bello da togliere il fiato. Ho camminato tanto, fatto anche conoscenza con un paio di ragazzi che avevo fermato per farmi fare una foto e all’orizzonte davanti a me vedevo la collina di Jaffa che si avvicinava sempre di più. Vi assicuro che è stata la passeggiata più rilassante e bella della mia vita. Ed ho anche scoperto che Tel Aviv è piena di gatti. Non ho mai visto tanti gatti tutti in una volta.

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Arrivata finalmente a Jaffe purtroppo il sole era ormai scomparso e non solo non sono riuscita a visitare la Chiesa di San Pietro, ma non sono riuscita neanche a fare le foto che avrei voluto. Questo però non ha tolto nulla al fascino del posto. Le mura che circondano Jaffa, i suoi vicoli, la sua vista sul mare e i suoi locali (Tel Aviv è la città che non si ferma mai).

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Il giorno dopo, una volta svolto il mio compito, il mio ospite mi ha portata al porto. La parte vecchia, ormai in disuso, è diventata un grande centro commerciale all’aperto, con negozi, bar e ristoranti. In uno di questi, il White Pergola, ho potuto godere di alcuni piatti tipici soprattutto a base di pesce.
Una volta riaccompagnata in hotel ho deciso di non sprecare le poche ore che mi erano rimaste ed ho deciso di riprendere la mia piccola guida (se come me andate solo a Tel Aviv scaricate, a pagamento, le pagine dedicate alla città della Lonely Planet) ed ho guardato cosa avrei potuto raggiungere facilmente. Purtroppo ho dovuto fare una scelta. Nelle vicinanze c’era il mercato ed ho optato per quello. La Città Bianca era più distante e quindi sono stata costretta a rinunciare, ma voi non fatelo, merita veramente.
Dunque, mi sono incamminata e sono arrivata al mercato. L’atmosfera è del tutto particolare lì. Non ha niente a che vedere con i nostri mercati, ma neanche con quelli più “mediorientali” che avevo visto. Potrete trovare di tutto, dal cibo al vestiario di ogni genere e ovviamente i prezzi sono molto convenienti. Io non ho saputo resistere ed oltre a qualche souvenir per tutti ho comprato due paia di sandali al prezzo di uno, o meglio di uno là perché qui non avrei comprato neanche una solo scarpa con quella cifra. Se posso darvi un consiglio non dimenticate di portarvi a casa almeno una “mano di Fatima“, un simbolo che stranamente è caratteristico della religione ebraica e di quella musulmana (anche di quella cristiana d’oriente).

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RIMPIANTI

Come detto purtroppo il tempo a mia disposizione era davvero poco e quindi non posso che avere un sacco di rimpianti. La Città Bianca, Jaffa anche di giorno, un tuffo in mare, e ovviamente un salto a Gerusalemme che dista non molto da Tel Aviv. Vi auguro di poter avere più tranquillità per addentrarvi in questi luoghi che sono unici, oltre ogni diffidenza.

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