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New York a grandezza di bambino

Inutile dirlo, l’entusiasmo della prenotazione era svanito con il passare dei giorni, delle settimane, dei mesi. Ci eravamo buttati in questa avventura senza pensare che nel frattempo il piccolo e docile fanciullino di casa sarebbe cresciuto e la situazione non sarebbe stata così semplice. Ma ormai eravamo in ballo e non potevamo far altro che ballare. Unica soluzione cercare informazioni su come riuscire a godersi New York con un bambino di 11 mesi piuttosto vivace. Guide, richieste di aiuto sui social e blog hanno riempito i miei momenti “liberi” prima della partenza. Visto che alla fine tutto è andato per il meglio il mio racconto vi darà qualche suggerimento se come me avrete intenzione di soggiornare in questa magica città in compagnia di bambini piccoli.

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Partenza per New York

Tutto era pronto, avevo anche un programma di massima da rispettare solo se Samuele ce lo avesse permesso. La prima preoccupazione era quindi pensare al viaggio. Un volo diretto Alitalia da Milano Malpensa a New York JFK ci era sembrata la soluzione migliore, come suggeritoci dalla nostra fidatissima consulente di viaggio. Evitare estenuanti scali non avrebbe potuto che facilitare il trasferimento. Certo c’erano da considerare le 9 ore e un quarto chiusi in aereo. Ci siamo così affidati ad uno zaino pieno di giochi. Pronti, partenza via e i timori sono tutti svaniti. La magnifica culla fornitaci dal personale di bordo è divenuta il nido di Samuele che non l’ha praticamente mai lasciata. Un sonnellino e poi tanto giocare e guardare il “mondo” circostante da un punto di vista più alto del normale che ha tenuto alta la sua curiosità. E così senza neanche accorgercene siamo sbarcati in terra americana. A differenza di quanto accade in Italia, viaggiare con un bambino negli States significa avere qualche agevolazione, come saltare la lunghissima fila per il visto e per i controlli del caso (in valigia avevo messo qualche omogeneizzato per essere sicura di avere almeno i primi pasti). Nonostante qualche problema con il trasferimento prenotato e pagato dall’Italia per e dall’hotel (problemi avuti poi anche al ritorno) abbiamo presto preso possesso della nostra camera. Un miniappartamento presso l’Affinia Fifty in piena Manhattan. Mai sistemazione poteva essere migliore a New York. Avremmo potuto risparmiare cercando un appartamento su airbnb.com è vero, ma viaggiando con un bambino piccolo ci sono alcune comodità che diventano fondamentali. Il primo problema a cui far fronte era la spesa. Dopo una toccata e fuga in un negozio aperto 24h costoso e poco fornito, il giorno seguente ci siamo fatti indirizzare da una gentilissima signora della reception che ci ha indirizzato in un supermercato economico e molto fornito sulla 2nd (908 2nd avenue): Morton Williams, da quel momento nostro punto di riferimento.

GIORNO 1

Sistemato il frigorifero non ci restava altro che partire alla conquista dell’isola di Manhattan. Io ci ero già stata, mio marito no e quindi per lui tutto era una scoperta. Essendo vicini abbiamo deciso di raggiungere Central Park a piedi, la nostra prima meta, essendo domenica mattina, era lo zoo. Per Samuele l’impatto con la metropoli forse sarebbe stato così meno traumatico. E così è stato. Abbiamo passato una splendida mattina. Dimenticatevi gli animali del film Madagascar se non i pinguini, quelli ci sono veramente e sono stati gli animali preferiti dal mio “animaletto”. Dato il pranzo a Samuele, il termos con pastina e verdure è divenuto il mio migliore amico, abbiamo deciso di continuare a passeggiare per il parco. Un hot dog veloce per noi e via. chilometri e chilometri persi nel verde, tanto che non sembrava neanche di essere a New York. Le bellezze del parco sono molto, dall’atmosfera ai monumenti. La fontana di Bethesda al Belvedere Castle, dalla statua dedicata ad Alice nel paese delle meraviglie (che questa volta non ho visto ma che ricordavo dal precedente viaggio) allo Strawberry Fields, monumento voluto da Yoko Ono in ricordo di John Lennon ucciso a pochi passi dal parco.  Su questo qualche piccola curiosità: è difficile trovalo sguarnito di qualche “omaggio” dei fan. E allora se siete fortunati troverete il simbolo della pace disegnato con le fragole o una corona di fiori al centro. Un giro per la Fifth Avenue (con una capatina da Tiffany per non farsi mancare nulla) e tra le luci di Times Square (con inevitabile e imprescindibile con o senza bambini sosta da Toys”r”us) e poi via in hotel per una serata di relax.

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GIORNO 2

Le previsioni del tempo avevano dato per le giornate di giovedì e venerdì pioggia e allora non rimaneva che organizzare la nostra settimana a New York in base anche a questo: le visite all’aperto andavano concentrate nei primi giorni e così lunedì è stata la volta della Statua della Libertà che abbiamo deciso di raggiungere non con una di quelle crociere costose che fanno tappa anche ad Ellis Island ma con il gratuito traghetto per Staten Island (porto raggiunto in metropolitana con un abbonamento settimanale molto vantaggioso se si ha intenzione di vedere il più possibile in poco tempo). Scelta azzeccata non avendo intenzione di scendere né all’ombra della maestosa statua né per visitare il museo dedicato all’immigrazione (che avevo visitato in precedenza). Andata e ritorno nel giro di un’ora e mezzo e poi pranzo a Battery Park, altro parco che consiglio se avete bambini, bellissima la passeggiata con all’orizzonte la Statua della Libertà. Avrete così la possibilità di ammirare non solo il monumento ai caduti della Seconda Guerra Mondiale ma anche il The Sphere, che una volta sorgeva all’ombra delle Torri Gemelle e che dopo l’11 Settembre, un po’ malconcia, è stata posizionata qui.

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Dopo un po’ di relax e divertimento con Samuele ci siamo diretti verso il 9/11 Memorial ed il One World Trade Center. Inutile raccontarvi l’emozione per me che avevo visto Ground Zero nel 2007. Le due fontane regalano pace e l’acqua che scorre la purezza ritrovata in u luogo così pieno di significato. Approfittando di una coda pari a zero decidiamo di salire sull’osservatorio della nuova “torre”. Un viaggio nella memoria prima di arrivare in vetta da dove lo spettacolo è magnifico. Manhattan si apre davanti ai nostri occhi come una cartolina da toccare con mano. Una volta scesi decidiamo di andare a Wall Street e poi di raggiungere il ponte di Brooklyn prima di tornare “a casa”.

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GIORNO 3

Mantenendo l’idea delle escursioni all’aperto decidiamo di andare a Coney Island. Non potete assolutamente saltare una passeggiata sulla spiaggia co o senza bambini. E poi volete davvero perdervi la famosa ruota panoramica o un hot dog da Nathan’s (in realtà vi consiglio di prenderlo alla fermata del traghetto per Staten Island, è lo stesso ma costa meno)? Il viaggio in metropolitana è piuttosto lungo ma ne vale la pena. La mattina però vola via in fretta e ci troviamo sulla strada del ritorno decidendo di addentrarci tra le strade del West Village, di Greenwich Village e del Meatpacking Distrcit. Se avete voglia di qualcosa di particolare molto adatto ai bambini non mancate di andare a passeggiare lungo i binari dell’High Line. Questo parco sospeso regala davvero momenti di relax e divertimento misto a arte e natura. Vecchi binari abbandonati trasformati in un parco cittadino davvero unico. Samuele non si è mai divertito tanto come a “sguazzare” in una fontana lunga un tratto dell’High Line. L’acqua scorre a livello del sentiero e tutti possono rinfrescarsi nelle giornate più calde camminandovi dentro. E poi i murales che accompagnano il “viaggio” sono davvero imperdibili.

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GIORNO 4

Le giornate erano state fino a questo momento impegnative ma Samuele, anche attratto da una città per lui, come per noi, enorme sotto tutti i punti di vista e incuriosito da qualche fermata qua e là per farlo giocare nei piccoli parchi di quartiere dedicati solo ai più piccoli, ci aveva stupito per la sua placata vivacità. Decidiamo così di rischiare con una giornata un po’ più “adulta” in quel di New York, e ci dirigiamo verso Little Italy e Chinatown, ovviamente in metropolitana. Il quartiere italiano è un vero caos, si stava allestendo la festa di San Gennaro che sarebbe iniziata il giorno dopo. Ci godiamo così ben poco dell’atmosfera tricolore, ma non ci lasciamo sfuggire il negozio di Natale dove facciamo qualche acquisto per il prossimo albero. Il quartiere cinese non ci regala molta più pace visto che a cose normali è già molto caotico. Ma a noi basta passeggiare tra le vie che si intersecano tra loro e arrivare alla Broadway dove ci lasciamo andare allo shopping, fino a questo momento fato solo di regali per amici e parenti e qualche maglietta da poter sfoggiare una volta tornita a casa. Da amanti delle scarpe non ci lasciamo sfuggire la possibilità di accaparrarci delle Converse mai viste in Italia: un paio a testa, Samuele compreso, e passa la paura. Poi Union Square, dove ci siamo rifugiati in un grande negozio per bambini per evitare un acquazzone, anticipo di quello che sarebbe arrivato il giorno seguente, per poi dirigersi a nord fino al Flatiron dove imbocchiamo ancora una vota la Fifth Avenue fino all’Empire State Building per poi deviare verso Grand Central e Chrysler Building. Ma era ancora troppo presto per tornare in hotel e allora un’altra passeggiata in Times Square, dove concediamo un po’ di divertimento a Samuele nel negozio delle M&M’s.

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GIORNO 6

Non mi sono sbagliata, non ho saltato un giorno… è che le previsioni avevano ragione, il nostro quinto giorno è stato di totale relax in hotel, se non si conta una puntatina velocissima al palazzo delle Nazioni Unite che avevamo molto vicino, vista la pioggia incessante. Per fortuna anche il meteo sbaglia e il brutto tempo ci ha lasciato nel giro di 24h, se non proprio il brutto tempo quantomeno la pioggia. Ripartiamo quindi per il nostro penultimo giorno a New York e questa volta decidiamo di affidarci molto alla metropolitana andando a cercare tutte quelle cose che avevamo tralasciato qua e là. Prima fra tutte la funivia per Roosvelt Island. Un modo diverso per vedere lo skyline che non sia da Brooklyn e per far divertire Samuele. Gratuita grazie alla nostra metrocard in pochi minuti ci ha consentito di arrivare sull’isoletta. Una passeggiata, qualche foto e ritorno. Avevamo deciso di non andarci ma alla fine non abbiamo resistito e sebbene tutte le manifestazioni si fossero esaurite al mattino, ci siamo diretti per la seconda volta al 9/11 Memorial, è l’11 settembre e tutto ha un sapore diverso. Camminiamo tra i parenti e gli amici delle vittime. Le fontane si sono arricchite di foto, fiorir bandiere a stelle e strisce. Non sembra neanche lo stesso luogo visitato pochi giorni prima. Riprendiamo la metropolitana ma in realtà non abbiamo una meta precisa, quello che volevamo vedere lo avevamo già visto e allora non ci resta che camminare qua e là, arriviamo così davanti al Metropolitan Museum e al Guggenheim. Una capatina veloce in hotel per dare la cena a Samuele e poi ci concediamo l’unica serata “fuori”. Ancora Times Square, un’occhiata ai fasci di luce che provengono dal 9/11 Memorial, e poi a preparare mestamente i bagagli.

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GIORNO 7

La comodità di aver prenotato un volo notturno ci consentedi goderci anche le ultimissime ore. gironzoliamo per Manhattan per assaporare fino alla fine quell’atmosfera e arriviamo fino alla pasticceria di Buddy Valastro nelle vicinanze di Times Square. Due mousse (che mangeremo poi, totalmente squagliate, in aeroporto gustandone comunque la bontà) e ritorno lento e malinconico in hotel, passando per il Rockefeller Center (con sosta al Lego Shop) per poi dirigersi all’aeroporto. Come al nostro arrivo non sono mancate le accortezze da parte del personale per noi che avevamo un passeggino al seguito. Il volo di ritorno scorre via in tranquillità, Samuele ha dormito per tutto il viaggio nella sua culla. Poi il portellone dell’aereo si è aperto riportandoci alla realtà. E in modo piuttosto brusco… Se avete con voi il passeggino pregate che al momento dello sbarco non stia piovendo come è successo a noi: ci è stato recapitato totalmente inzuppato e inutilizzabile, ma non è competenza della compagnia aerea e quindi nessuna scusa o rimborso.

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IN CONCLUSIONE… ANDATE A NEW YORK

Ho ovviamente omesso molte cose: chiese, palazzi, vie e monumenti che non si possono non vedere a New York, ma che potete trovare su qualunque guida, ve ne consiglio due: la classica Lonely Planet e la nuova New York Low Cost. Vi ho raccontato però come è stato facile, nella sua difficoltà di base, riuscire a vedere questa pazzesca metropoli anche con un bambino piccolo. Non è impossibile come mi avevano detto in tanti terrorizzati dalla nostra scelta di vacanza. Andate, portate i vostri bambini ovunque perché viaggiatori (non turisti) lo si diventa da piccoli.

2 pensieri riguardo “New York a grandezza di bambino

  1. Trovo questo articolo e questo sito molto utili perché vengono gestite al meglio le esigenze di chi viaggia,non è da tutti scrivere e dare consigli per un viaggio con bimbi piccoli al seguito!

    1. Mi unisco al giudizio positivo di Matteo, il sito si presenta molto bene completo, colorato, link utili e davvero molto intuitivo. Mi piace soprattutto la facilità con cui ognuno può esprimere e condividere le proprie esperienze di viaggio, e sono convinto che in futuro potrà solo migliorare; quindi vi faccio i miei complimenti. Bravi

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