Crespi d'Adda

Borghi d’Italia: Crespi d’Adda, il “villaggio ideale del lavoro”

Avete mai sentito parlare di Crespi d’Adda? Io fino a qualche anno fa ad essere sincera no. Era il primo maggio del 2013, ero a casa di amici (all’epoca vivevo a Milano) e dopo il lauto pranzo non sapevamo cosa fare. Era esclusa una passeggiata al parco o al lago viste le condizioni meteo non ottimali (che ci avevano già relegato a casa per il pranzo) e così qualcuno propose: andiamo a Crespi d’Adda? Risposi di sì senza sapere bene cosa mi aspettasse e con il senno di poi fu la risposta più azzeccata.

Crespi d’Adda: la storia

Per chi non conosce questo borgo “industriale” ecco alcune nozioni storiche che possono rendervi l’idea di quello che è stato Crespi d’Adda alla fine dell’Ottocento. Il nome deriva da Crespi, la famiglia che volle la costruzione del paese, e Adda, il paese sorge nelle vicinanze del punto di confluenza del Brembo nel fiume Adda, riva bergamasca.
Era la fine dell’Ottocento e l’industriale Cristoforo Crespi volle, a cavallo tra il 1800 ed il 1900, costruire una piccola città per i dipendenti del suo opificio sorto in quell’area nel 1878. Ad ognuno era affidata un’abitazione con orto e giardino ed erano garantiti i servizi necessari, compresa una scuola per i loro figli che veniva forniti di tutto dai libri alla cancelleria. Tutto era a disposizione dei soli operai e delle loro famiglie, nessun “estraneo” poteva essere ammesso a vivere a Crespi d’Adda. Il padrone della fabbrica viveva in paese nel suo “castello” e la vita era scandita dagli orari dell’opificio.

Crespi d'Adda
Crespi d’Adda dal “belvedere”

Crespi d’Adda: le costruzioni

Si dice che la famiglia Crespi seguisse la vita dei suoi dipendenti dalla “culla alla tomba” e se girate per il paese vi renderete conto che è proprio così. Oltre alle case, Crespi dotò il paese anche di un ospedale, come detto della scuola, di una chiesa, dei bagni pubblici, di un dopolavoro, di un teatro, in un secondo momento di una piscina, ed anche di un cimitero. Le abitazioni degli operai sono villette tutte uguali costruite sulla sinistra rispetto alla via principale, dalla parte opposta della fabbrica e del castello che ospitava la famiglia dei padroni. Negli anni Venti furono erette anche delle ville per i dirigenti dei diversi reparti. Un paese che continuò ad espandersi almeno per cinquant’anni senza mai stravolgere la natura circostante. Quello che appare agli occhi dei visitatori è un perfetto equilibrio tra la funzionalità delle strutture e una certa forma d’arte architettonica, che andò man mano scemando dopo il 1930 quando i Crespi lasciarono la cittadina. Piccola precisazione: anche se la volontà era quella di arrivare a dare una casa a tutti, nel periodo più florido della fabbrica solo un sesto degli operai era ospitato in paese.

Crespi d'Adda
Le villette degli operai, il lavatoio, la chiesa e sullo sfondo il castello
Crespi d'Adda
Il cimitero

Crespi d’Adda oggi

Se fino ad ora vi ho raccontato quello che Crespi d’Adda fu nel suo “massimo splendore” ora arrivano le note dolenti. Senza raccontarvi le vicende economiche che dagli anni Trenta in poi videro protagonista l’azienda della famiglia Crespi, vi dico che oggi il borgo appare più come una piccola città fantasma, anche se ancora in parte abitata, con strutture lasciate distruggere dal tempo che passa. Ed è un peccato perché Crespi d’Adda non è sono stato inserito tra i siti Patrimonio dell’UNESCO, ma anche perché è un pezzo di storia italiana che se ne sta andando. E’ anche vero che gli interventi devono venire dall’alto e non possono essere tutti affidati al Comune di Capriate San Gervasio che sicuramente non dispone di grandi risorse economiche. Viene allora da chiedersi perché nessuno stia facendo qualcosa di concreto per non perdere definitivamente quello che è stato un esempio di villaggio del lavoro in cui il padrone non controllava la vita dei suoi operai (come qualcuno vorrebbe vedere) ma li metteva nelle condizioni di non avere problemi da risolvere al di fuori dell’azienda: “La responsabilità di quegli imprenditori è dunque incalcolabile, come immensa la latitudine del loro dovere, il quale consiste nel conciliare le necessità dell’industria colle esigenze della natura umana, in modo che i progressi dell’una non siano mai per inceppare lo sviluppo dell’altra” scriveva Silvio Crespi, primogenito di Cristoforo.

Crespi d'Adda
Le villette degli operai

Crespi d’Adda: curiosità

Tra le tante curiosità legate al piccolo borgo vi segnalo che fu il primo paese dotato di illuminazione pubblica con il sistema Edison. Crespi d’Adda ha il prefisso di Milano anche se si trova in provincia di Bergamo perché la famiglia Crespi fece installare una linea privata che collegava il castello con la casa di Milano. La chiesa è la copia della chiesa di Busto Arsizio, città natale della famiglia Crespi. La chiesa ed il Castello furono costruiti in modo che con il portone aperto dalla cima della torre dell’abitazione i padroni potessero vedere l’altare.

 

P.S. Vi chiedo scusa per la quantità minima di foto e per la loro scarsa qualità, purtroppo pioveva e non mi è stato possibile farne di più o di migliori. Sul sito di Crespi d’Adda troverete una meravigliosa gallery che potrete consultare prima di andare di persona.

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